Maschere e Zodiaco
Quando le Stelle si vestono da Arlecchino
Arriva la festa più scatenata dell’anno. In questo periodo tutto (o quasi) è concesso. Nel travestimento si confonde per qualche giorno la nostra identità e si cerca il divertimento come liberazione dallo stress e dall’oppressione del lavoro quotidiano. E’ una festa antichissima, profondamente radicata nella tradizione popolare, così come le maschere che l’accompagnano, che risalgono al ‘500 e alla Commedia dell’Arte. Ma ogni maschera esaspera alcuni aspetti caratteriali, che sono spesso riconducibili a un particolare segno zodiacale. Così, grazie all’Astrologia, possiamo scoprire come dovremmo vestirci questo Carnevale.
Nel Carnevale e nelle Maschere c’è tutto lo Zodiaco
Il periodo del Carnevale va dal 17 di gennaio, giorno di S. Antonio, al giorno delle Ceneri, solo nel Milanese si protrae di 4 giorni, ed è il Carnevale Ambrosiano. Quasi sicuramente il Carnevale deriva dagli antichi Saturnali, che si festeggiavano nell’antica Roma. Erano feste che si celebravano in onore di Saturno e ricordavano i .tempi felici in cui tutti gli uomini erano uguali e vivevano nell’abbondanza sotto la protezione di questo Dio. Durante la festa, si celebrava un sacrificio, nel tempio, immediatamente seguito da un banchetto pubblico ripetuto anche nelle dimore private, che, poi, si concludevano in orge.. Persino gli schiavi godevano, in quei giorni, della più ampia libertà e banchettavano pure loro, talvolta anche insieme ai padroni. Furono le feste più popolari e diffuse fino all’avvento del Cristianesimo. Nel Medio Evo e nel Rinascimento il Carnevale visse il suo momento di più grande splendore, particolarmente a Venezia, a Firenze, a Roma, a Ivrea, a Torino e a Nizza, vi si svolgevano festeggiamenti che si concludevano con mascherate e sfilate di carri allegorici. In seguito fu la Commedia dell’Arte a creare quelle maschere che poi si mantennero nell’azione scenica, rimaste nella storia del teatro col nome della maschera da essi caratterizzata. Assunsero poi un carattere regionale , assorbendo le caratteristiche, i vizi e le virtù, della città e della sua gente e nacquero quindi Stenterello in Toscana, Gianduia in Piemonte, Meneghino nel Milanese, Fasulein nel Bolognese, Rugantino a Roma, a Firenze Zani e Magnifico, progenitore, il primo, di una lunghissima serie di servi talvolta scaltri talaltra zotici. Come iniziale esempio, fra le maschere antiche troviamo Bucco, il ciarliero sciocco (Sagittario), Pappo, il vecchio (Saturno), Dossano, l’opportunista gobbo e scaltro (Urano), così i dottori saccenti ( ancora Sagittario), i servetti, personaggi Mercuriali, ora più legati all’astuzia dei Gemelli, talaltra al servilismo opportunistico (Vergine), o. ancora, imbroglioni (Scorpione). Nel travestimento carnevalesco ci si può quindi ispirare alla maschera o ad un personaggio legato al segno, che, come si vede più avanti, è piuttosto calzante anche se può talvolta avere caratteristiche un po’ esasperate come si addice alla satira carnevalesca.

ARIETE
Vi sono maschere vere e proprie ed anche personaggi che si ricollegano a questo segno, uno di questi è il “Capitano” che si trasformò nelle diverse versioni regionali, in Capitan Spaventa, da Vall’Inferna, Comandante, Coccodrillo, Bombardone, Scarica bombardone, tutti personaggi questi, con atteggiamenti militareschi e fanfaroni, che sottintendevano, nel grottesco, l’insofferenza italiana nei confronti della boriosa vanagloria dei dominatori spagnoli. Il Capitano, proferisce minacce con voce cavernosa sotto i baffoni ispidi e le sottolinea col sibilo della sua grossa spada. E’ talmente tronfio e gonfio di se che, a furia di vantare il proprio coraggio e valore smargiasso ha finito per crederci anche lui, ma non impressiona nessuno, nemmeno il suo servo Trappola che lo conosce molto bene. Con le donne fa il galante cavaliere, è facile ai colpi di fulmine e si crede un consumato Dongiovanni. Il suo modo di parlare è fragoroso ed ampolloso, fa promesse alle sue belle e dice di essere geloso come un Ercole. Capitan Spaventa impersona il tipo di soldato che si atteggia ad uomo energico e coraggioso, sempre pronto ad attaccar briga ma anche ad inventar scuse per evitare qualche duello; in fondo è un fifone sgangherato che diverte e fa ridere. Il costume è sempre ricco e sgargiante pieno di decorazioni e bottoni d’oro, molto imbottito sulle spalle, con pantalone attillato e scarpe con le fibbie. Per il tipo Ariete può andar bene, comunque, la rappresentazione di qualsiasi condottiero ed eroe della storia, ivi compresi i personaggi mitologici legati a gesta eroiche, oppure un costume da torero, da Sandokan o….. da feroce Saladino. Pittoresco e divertente è anche il “cavadenti”, ciarlatano popolare che portava, come segno distintivo, una collana di denti ed esponeva, a terra, accanto a se, incredibili reliquie, non esclusi coccodrilli e serpenti impagliati. Il loro metodo consisteva nel somministrare polveri “anestetiche”, passando poi a sistemi più drastici, ma, se il dente opponeva una certa resistenza, il Cavadenti faceva inginocchiare il paziente per poi tirare con tutta la forza.
Capitan Spaventa

TORO
Le maschere antiche che si possono ricollegare al segno del Toro sono quelle di Macco, lo sciocco ghiottone, personaggio fortemente taurino, ma, ancor più calzante è Bertoldo, contadino brutto e mostruoso, fortemente indicativo della dialettica Toro-Scorpione, enigma vivente in possesso di un codice occulto, già allora ritenuto legato agli oroscopi ed ai pronostici, il quale, una volta assurto a consigliere dei potenti si rovinò da sè. Profondamente connessa al segno è tutta la tradizione carnevalesca che ha origine nei miti e nei riti legati alla terra e alla sua produttività e che, soprattutto durante gli ultimi giorni, prevede abbondanza di cibi, gozzoviglie, mangiate pantagrueliche. Anche nei tempi antichi i poveri, durante il Carnevale potevano prendersi beffa dei ceti agiati e dei potenti, poiché in questo periodo era normale un’inversione dei ruoli, meglio descritta nel segno dello Scorpione. Anche Gianduia, il gioviale e bonario contadino piemontese, calza bene al segno del Toro, la sua faccia piena e colorita, i suoi modi affabili da persona perbene ispirano fiducia. Il suo debole è il boccale che, se pieno di vino, proprio non sa resistergli. Egli è un tipo pacifico, evita la rissa , il suo forte senso di giustizia lo spinge a provare un’avversione irriducibile per i prepotenti. Solitamente Gianduia viene rappresentato con la moglie, Giacometta, cui è fedelissimo e con suoi molti figli chiamati Gianduiotti. I Torinesi che amano molto la loro maschera hanno dato, da questa, il nome ai famosi cioccolatini che sono la specialità delle ghiottonerie piemontesi. A Torino questa maschera è immancabile nelle sfilate di Carnevale, il suo abito è di foggia settecentesca, con giacchetta di color marrone e calzoni verdi corti al ginocchio, calze rosse e scarpe nere e, sotto il giubbotto, porta un panciotto giallo ed un mantello e, appresso un grosso ombrello e una fiaschetta. Un’idea per travestire un Toro potrebbe essere quella dell’abbigliamento da cuoco con grembiule, cappello e mestoli di legno; un’altra simpatica rappresentazione può essere quella del pastore, con cappellaccio, tascapane con pane e formaggio e la bottiglia del vino, e, per contrapposizione con lo Scorpione lo sceicco arabo può andare benissimo.
Bertoldo

Gemelli
In questo segno si esprime, più che in ogni altro, il piacere di mascherarsi per il proprio e l’altrui divertimento, vi è, implicito nel segno, il gusto della recita, anzi, spesso il tipo Gemelli tende a confondere finzione e realtà, tanto si cala nel ruolo, che arriva spesso, a recitare se stesso. I personaggi e le maschere più legate al segno dei Gemelli sono Arlecchin Batocio, intrigante ma non cattivo, Brighella e gli Zanni, Truffaldino e Stoppino. Dice Arlecchino. “ I miei genitori erano ricchissimi, possedevano Castel Fallito, Feudo Deserto e Provincia della Miseria ma io che son modesto mi sono adattato a vivere in quattro stanze: scarsezza, disgrazia, povertà e carestia”. In Arlecchino è da notare come la parodia, la caricatura, la smorfia, la gestualità, ricalchi, piuttosto fedelmente, la tipologia gemellina che si rivela molto chiaramente nel grottesco del mascheramento, poiché la maschera dissimula, cela e inganna. Arlecchino è un po’ ladro e un po’ bugiardo, sempre in disputa col padrone, stravagante e scapestrato, ne combina di tutti i colori, inventa imbrogli e scherzi a danno dei padroni, ma, è vero, non glie ne va mai bene una; non è stupido, anzi è furbo e sveglio , ricco di fantasia e di immaginazione ma, il suo guaio, è che non riesce mai a star tranquillo né con la mente né col corpo, è in continuo movimento e ne pensa sempre una nuova e birichina, ma, voglia di lavorare ne ha veramente pochina, la lingua, invece, è in continuo movimento, e quando è nei guai, e se la vede brutta, scappa e ricorre ai più incredibili travestimenti per trarsi fuori dai guai, ma le bugie hanno le gambe corte e, il povero Arlecchino deve ricominciare daccapo. Il Gemelli generalmente è molto orgoglioso del proprio aspetto fisico esile e scattante, non accondiscenderà mai quindi a camuffare e ad appesantire la propria silhouette, bando quindi agli infagottamenti e, se non va bene Arlecchino, ci si può sempre travestire da “pagine gialle”, utilizzando un vecchio elenco, oppure da paggetti, da giullari, da folletti, o, ancora, lei può trasformarsi in una perfetta cinesina e lui in un Lord Inglese (Cina e Inghilterra si collocano entrambe nel segno dei Gemelli).
Arlecchino

Cancro
Più che una maschera in particolare, al segno del Cancro è legata tutta la tradizione Carnevalesca poiché Venezia è una città in cui da sempre il Carnevale è….Il Carnevale, e Venezia è la città cancerina per eccellenza: nella cornice di questo luogo incantevole romantico e languido, ogni anno si rinnova la tradizione, ed i Veneziani escono per le Calle, in gondola e a piedi e sfoggiano i più bei costumi che, quasi sempre, fanno parte di un patrimonio di famiglia. Gli abiti, stupendamente confezionati con morbidi velluti, pizzi, trinoline d’altri tempi, vengono indossati insieme ad una piccola maschera, generalmente nera, a celare l’intimità del volto e dello sguardo ad occhi estranei ed indiscreti.Talvolta i Veneziani usano mascherare anche i loro più fedeli amici, così si possono vedere cagnolini e gattini , abbigliati come cicisbei.. Chi appartiene a questo segno, però, generalmente è un po’ riluttante a travestirsi, e, soprattutto, a confondersi con la folla; i Veneziani amano il Carnevale quale tradizione legata alle loro radici, ma detestano l’assalto dei turisti, vorrebbero la manifestazione solo per se, considerandola una loro esclusiva proprietà. Più che altro, il cancerino pensa al divertimento dei bambini, oppure riscopre, in quest’occasione, una parte mai dimenticata della propria infanzia. Allora la preferenza cadrà su costumi del ‘600 e ‘700, sulle damine, su personaggi legati a celeberrime storie d’amore come Otello e Desdemona, Giulietta e Romeo, Rossella O’ Hara di Via col Vento, o, comunque, figure fortemente legate al romanticismo e alle vicende sentimentali di ogni tempo. Per i bambini il tipo Cancro darà libero spazio alla propria fantasia e, se vi è anche una buona manualità, possono nascere vere opere d’arte che riproducono i personaggi di Disney, tanto cari al segno del Cancro, oppure Principi, Principesse, fate, o, per l’amore che il segno nutre per i dolci, una piccola “caramella umana” o uno zucchero filato vivente.
Venezia

Leone
Fra le maschere tradizionali, quella che più calza al segno del Leone è quella di Meo Patacca che, insieme a quella di Rugantino, rappresenta il coraggio, talvolta un po’ spavaldo, del tipo Leone e di alcuni personaggi romani di Trastevere. Meo Patacca è sfrontato e attaccabrighe ma , in fondo, tanto generoso. Ha un temperamento focoso, pronto ad accendersi per un nonnulla, col suo piglio intrepido, ma calmo, ha, in se qualcosa del Bravo e qualcosa del Capitano, ma è veramente coraggioso e gli piace un po’ fare lo spaccone e, di conseguenza, parla sempre di sè. Ha una certa fama di manesco ed ha un amico inseparabile col quale, però, a volte scappa la lite che, dato il carattere di entrambi, degenera in rissa; questi guai succedono quando si innamorano della stessa donna, poiché entrambi sono appassionati e focosi , anche se, alla fine, è quasi sempre Meo Patacca ad avere la meglio. Meo Patacca indossa un corsetto di velluto giallo, calzoni verdi al ginocchio, scarpe con fibbia gialle, e, in vita, un’alta fusciacca di stoffa rossa. Anche a Rugantino non manca certo il coraggio, ha uno spiritaccio fiero da romano di borgata e, come si dice a Roma è un “impunito”, un tipo che non ha nè ritegno nè pudore; indossa una specie di uniforme da gendarme di colore rosso con calzoni corti, calze a righe bianche e rosse e scarpe con fibbie; in testa ha in buffo cappellacio a forma di incudine. Chi appartiene al segno del Leone, ama di più impersonare Re e Regine, il ruolo quindi con il quale il tipo Leone si identifica al massimo, è quello di Luigi XIV o, ancora, quello di Cleopatra o di uno dei molti Faraoni dell’antico Egitto. Ciononostante il mito che più centra la tipologia Leone è quello di Eracle (Ercole per i Romani) durante la sua prima fatica, così, anche la rappresentazione di questo personaggio può risultare gratificante e divertente.Può essere fortissima la tentazione di calarsi nel personaggio protagonista di “Top Gun”, e ciò sarebbe ancora indicato poiché al Leone è strettamente connesso il volo aereo; oppure per soddisfare quel lato nascosto e un po’ infantile che si cela nel cuore di ogni Leone, perché non pensare a Peter Pan?
Meo Patacca

Vergine
I personaggi più significativi che si possono ricollegare al segno della Vergine sono tutte le spiritose servette della Commedia dell’Arte. Fransceschina, Smeraldina, Pasquetta, Turchetta, Ricciolina, Diamantina, Corallina, Colombina e quasi tutti gli zanni: Zaccagnino, Mazzettino, Trivellino, Coviello, ed anche l’opportunista Tartaglia. Cassandro, maschera romana della prima metà dell’800, in particolare deve il suo successo alla sottile satira tipicamente verginea, che prende di mira importanti e noti personaggi. Non più giovane, ben vestito, è un attento osservatore dei vizi e delle debolezze altrui. E’ timido e impacciato con le donne ma, con il suo carattere un po’ scettico si consola con queste parole: “Non diamo retta ai sogni e pensiamo alla salute”! Il suo abito è costituito da un giustacuore, da una giacca a coda di rondine e da una camicia tutta pizzi e trine di seta rossa; calzoni attillati fino al ginocchio; ai piedi scarpini con fibbia, in testa una parrucca incipriata con codino e un cappello a tricorno arricchito da grosse piume. Colombina, invece, è la fidanzatina di Arlecchino, svelta, scaltra e spigliata sa sempre come cavarsi d’impaccio, è anche complice della sua padroncina, è lei che porta a destinazione i bigliettini profumati destinati all’innamorato e combina incontri segreti. E’ astuta ed abile e, grazie a queste sue caratteristiche, è una delle maschere più simpatiche e popolari.. Il nome Colombina glie lo ha dato il suo padrone, Pantalone, che l’ha allevata come una figlia. Il suo abbigliamento è semplice e non ricercato, ma, a suo modo, grazioso ed elegante: perché Colombina ha molta cura di se stessa e detesta essere sciatta: sopra i capelli porta una cuffietta bianca con i nastri, un abito celeste, molto scollato e stretto in vita e, sopra, un corpetto rosso ed un grembiulino.. Un personaggio simpatico, Colombina, ma qualora non piacesse, si potrà ovviare mediante l’ottima manualità della Vergine che può dare frutti incredibili nella costruzione di oggetti da indossare, al posto di un costume, come ad esempio travestendosi da “ lavatrice umana” o da fustino di detersivo.
Colombina

Bilancia
I personaggi carnevaleschi più profondamente legati al segno della Bilancia sono gli eterni innamorati. Per interpretare questo ruolo era indispensabile essere assolutamente bellissimi, fatui, leggiadri ed azzimati. Alcuni di loro sono. Cinzio, Fabrizio, Flavio, Lello, Orazio e Leandro. Fra le donne Angelica, Ardesia, Lavinia, Isabella, Leandro, vestito in modo ricercato e dal portamento distinto, ha il volto pallido e ben curato, si muove in modo aggraziato e, quando parla, ha un linguaggio ricercato e voce misurata. E’ giovane e snello, di bell’aspetto e indossa ricchi abiti, sempre all’ultima moda. E’ un conversatore brillante, fa sfoggio di cultura ed educazione classica, talvolta improvvisa poesie o mette versi in rima come quando incontra l’amata e la saluta. E’ molto ben educato e in società è diplomatico e galante, così fra schermaglie sentimentali ed intrighi amorosi, bigliettini profumati, dichiarazioni d’amore e chiacchiere trascorre le sue giornate, per avvisassi, felice e sorridente, al matrimonio. Il suo abito è quello dei nobili eleganti e raffinati, porta un cappello a larghe falde con piume azzurre, un corpetto di seta bianca con maniche ricamate e polsini di pizzo. Al femminile, Isabella, giovane e bellissima, ha anch’essa modi aggraziati, è ammirata e corteggiata in segreto da molti pretendenti, ma si destreggia con perizia nelle complicate vicende sentimentali e salottiere, respinge le profferte d’amore troppo audaci; il suo cruccio è che il suo innamorato è fortemente osteggiato dai suoi Genitori, ma Isabella può contare sul complice aiuto di Colombina, talvolta le cose si complicano ed intervengono forzate interruzioni, malintesi, complotti, oppure altre dame insidiano il suo innamorato, ma la perseveranza di entrambi alfine vince, finche le cose si aggiustano e lei, felice, si avvicina al tanto sospirato matrimonio. Isabella indossa un elegante vestito con nastri e fiocchi, in testa ha una parrucca arricciata sempre inappuntabile con fiocchi e nastri in tinta con l’abito e sfoggia una generosa scollatura guarnita di pizzi e ricami. Questi sono personaggi tipicamente bilancini, ma per chi volesse variare potrebbe impersonare la Contessa di Castiglione o, se uomo, potrebbe calarsi nei panni del Giudice saggio e severo.
Isabella

Scorpione
La maschera, di qualunque tipo si tratti, è propriamente legata al segno dello Scorpione, il suo nome deriva dall’arabo e significa caricatura, beffa. Non si intende, qui, solo la maschera carnevalesca, fino ad ora trattata, ma comprende anche, e più significativamente, le maschere di sepoltura, di culto, di giustizia, di guerra. Dalla maschera traspare quasi sempre la tragedia: nel teatro greco le maschere legate a personaggi femminili (impersonate però da uomini) erano bianche, erano scure invece quelle dei personaggi maschili. La maschera è un’immagine finta destinata a nascondere il vero volto ed a modificare, a seconda dell’espressione, i sentimenti reali: dietro il sorriso spesso si cela il pianto, come, ad esempio nella maschera del clown, talaltra invece, il riso nasconde la tragedia. L’uso della maschera è arrivato fino a noi grazie ai catambanchi nelle loro folli feste carnevalesche , di origine, queste, profondamente rituale. Vi è qualcosa di provocatorio, di irriverente, di audace, nella figura che sopravvive, dell’antico contadino Bertoldo (vedi anche il complementare segno del Toro) che trova giustificazione, nella matrice carnevalesca, alla permissività concessa, per pochi giorni, agli eroi del Carnevale, alle maschere, ai mostri, ai giganti, cioè la libertà del mondo alla rovescia, che, dagli antichi riti in onore di Saturno, sono poi confluiti, nei secoli a venire, nel Carnevale. Una maschera, fra quelle italiane, nella quale si riscontrano caratteristiche scorpioniche è Brighella, servo astuto e trafficone che si presenta da sè con queste parole: ” Fazzo talismani, l’impiastro magnetico, pozioni amatorie, fazzo grimaldelli, chiavi false, monete false, fazzo tutto, insomma, per dar danno al prossimo….”. Brighella Cavicchio di Val Brembana, è sempre alla ricerca di qualcuno da gabbare, degno compare di Arlecchino, è un intrigante nato, furbo e senza scrupoli, a dare ascolto a lui, c’è sempre da aspettarsi qualche tiro mancino; l’agilità che Arlecchino ha nel fisico e nelle gambe, Brighella l’ha nel cervello, è scaltro e veloce come pochi soprattutto nell’ordine inganni e preparare trappole, ha la battuta sempre pronta spiritosa e tagliente con la quale punzecchia e indaga su tutto e su tutti. E’ maestro nel cambiar le carte in tavola , e, con il suo sottile ed astuto modo di porre le questioni, e poi di rivoltarle, alla fine rigira sempre tutto a proprio vantaggio. E’ sempre impegnato a tessere e a sbrogliare intrighi, cinico e mordace, riesce sempre a dominare le situazioni. Indossa calzoni, berretto e mantello bianchi con bordi verdi e maschera di cuoio che nasconde il volto.
Brighella

Sagittario
Nella misteriosa ed affascinante India, luogo profondamente legato al segno del Sagittario e verso il quale i nativi si sentono irresistibilmente attratti, vi è una fonte inesauribile di fiabe, miti e leggende, occultamente ed oralmente giunti sino a noi nel lontano Occidente. Una di esse narra che ogni anno, al tempo della Luna Piena di Marzo, le comunità rurali, nella grande festa della Primavera, dedicata all’amore ed alla fecondità, eleggevano il Re Holì che cavalcava, all’indietro, un volgare somaro, a sottolineare, anche qui, l’inversione dei ruoli, e tutto era permesso poiché, quei giorni, erano sotto la protezione di Krisna. Ciò era anche un simbolo della profonda gioia collegata agli avvicendamenti e alle reincarnazioni, agli spostamenti, alle metamorfosi, anche queste così importanti nel segno del Sagittario. Fra le maschere italiane, il personaggio più propriamente sagittariano è il Dottore: dotto, saccente, colto, ampolloso e un tantino presuntuoso, assume diversi nomi a seconda di come si connota nella città cui è legato, sono noti il dott.: Graziano a Venezia ed il dott.: Balanzone a Bologna. Egli stesso si definisce:” un buon grammatico, miglior umanista, perfetto retorico, giurista profondo, fisico valente, ottimo medico, filosofo perspicace…”. Balanzone calza proprio al tipo Sagittario, gioviale, grasso e buongustaio, orgoglioso del suo titolo dottorale, saccente e un po’ pedante. Tipico bolognese bontempone e godereccio usa il dialetto infarcito di citazioni in latino “maccheronico”; ha il volto paffuto e rubizzo coperto da una maschera nera, nero è tutto l’abbigliamento costituito dalla toga dei Professori di Bologna, uniche note bianche la gorgiera e un fazzoletto che gli pende dalla cintura di cuoio. Parla in modo autorevole ed eloquente, ma gli basta un nonnulla perché si lanci in sproloqui senza fine, è prolisso e sempre pronto a salire in cattedra per insegnare tutto a tutti. Per i Sagittari che non amano le maschere tradizionali, si potrà optare per gli Indiani d’America, per le loro Squow, per gli Indiani e le Indiane del continente asiatico, col turbante od il shaarj, per i Bonzi Buddisti, i cow-boys, i Centauri, e, per gratificare quel bimbo che è rimasto dentro ad ogni Sagittario, perché no, un personaggio di Disney?
Balanzone

Capricorno
Il significato sacrale della recita teatrale come si riscontra nelle maschere “No” tipiche dei drammi lirici giapponesi rappresenta, quasi sempre, un simbolo di sacrificio, così come è irresistibile la simbologia del sacrificio e del dovere nel segno del Capricorno. La maschera che più si riallaccia alla tipologia ed al carattere dei nati sotto il segno del Capricorno, è quella di Pantalone.
Egli è un vecchio e ricco mercante che, grazie al suo duro lavoro ed alla sua avarizia, ha accumulato una ingente fortuna che continua ad amministrare con vera spilorceria; è così avaro che non paga nemmeno il salario ai suoi servitori Franceschina e Pedrolino. Non è cattivo, in fondo e, talvolta finisce anche per aiutare il prossimo, purchè non si tratti di denaro, beninteso! E’ diffidente verso tutto e verso tutti, unicamente con le donne giovani e carine è cortese e galante. Nonostante l’età, le donne sono il suo….tallone d’Achille e, al loro cospetto, si trasforma immediatamente in un gaudente Dongiovanni. Al contrario, è estremamente accorto nei suoi impegni di lavoro e di danaro, ma, a causa delle donne gli capita spesso di cacciarsi nei guai, rischiando poi di dover sborsare un po’ dei suoi benamati quattrini. Quella che, più di tutte ha ascendente su di lui è Ortensia, ma ahimè per lei succedono veri guai. Nonostante ciò è molto legato alla famiglia, gelosissimo della moglie e delle figlie che rimprovera spesso perché, a suo avviso, spendono troppo in abiti, parrucche, scarpe. Esse sono già state promesse in matrimonio a certi suoi amici molti ricchi e proibisce loro di frequentare altri giovani, in special modo qualche innamorato, ma le ragazze, che sono degne figlie sue in quanto ad astuzia e, in più, godono della complicità di Colombina, loro giovane servita, riescono sempre a combinare qualche incontro segreto. Alla fine, però, Pantalone scenderà a più miti consigli e acconsentirà a che le figlie sposino i loro innamorati, mentre lui, a malincuore, scucirà i denari necessari alle nozze. Da questo deriva il detto “paga Pantalone”. Riflettendo su questo personaggio vi si ritrova tutta la simbologia del tipo Capricorno, con i suoi difetti e le sue virtù. Pantalone indossa calzoni attillati rossi con casacca in tinta, alla cintura porta una corda ed una borsa con i soldi, un soprabito grigio lungo fino ai piedi e scarpe con punta all’insù. La maschera di Pantalone dovrebbe risultare gradita al tipo Capricorno, che, sicuramente, ci si riconoscerà, con ironia; generalmente, queste persone non amano le nè le festività nè tantomeno il chiasso del Carnevale, spesso, in una festa mascherata, sono proprio loro gli unici in giacca e cravatta.
Pantalone

Acquario
La permissività implicita e consentita, addirittura giustificata nel periodo del Carnevale, l’inversione dei ruoli e l’anarchia, costituiscono un ambiente naturale e perfettamente confacente a quelli spiritelli tormentati e contraddittori che sono i nati sotto il segno dell’Aquario. Queste libertà momentanee e limitate ad un breve periodo dell’anno, oltre alla realtà carnevalesca. riflettono il volto rovesciato della società: nei tempi antichi l’uomo più ricco, in quei giorni diveniva lo zimbello dei poveri e della moltitudine e, ancor oggi, il festeggiamento è ben lontano dalla discriminazione razziale, materiale, sociale ed ideologica. Ora come allora l’uomo ne esce purificato attraverso la confusione, e la fusione, sia dei ruoli che dello stato sociale, dove ognuno può fare l’esperienza del proprio opposto, abbattendo qualsiasi barriera naturale od ideologica, facendo leva, in quei giorni, sulla ridicolizzazione di feticci e fantasmi, e questa è, in linea di massima l’aspirazione e la simbolica dei nativi dell’Aquario. Una maschera che può calzare discretamente al tipo Aquario è quella di Meneghino, maschera milanese, la quale interpretava, in maniera satirica la società di quel tempo. Il suo nome completo è Meneghino Pecenna, è un popolano che ha fatto mille mestieri e, con le sue battute scanzonate dà una strigliatina agli aristocratici mettendoli in ridicolo. Ha un carattere schietto e generoso e, grazie al suo sperimentalismo e alla sua estrema disponibilità ed apertura ha esperienza di tutto e di tutti, ha così acquisito una sua filosofica saggezza che ammette ogni possibilità. Ha molti amici che si rivolgono a lui per un aiuto e un consiglio; ce l’ha a morte coi damerini infiocchettati, coi vecchi avari, con gli ipocriti e con i prepotenti, per questi ha sempre una battuta ironica. Meneghino rappresenta il malcontento del popolo e la sua insofferenza per le diverse dominazioni (austriaca, spagnola, ecc.), ed è colui che ha il coraggio (o l’incoscienza), di dire il vero sotto forma di burla. Nessuno sa se è davvero un pio’ smemorato o, se certe sbadataggini le faccia apposta, ad esempio, un giorno in cui il suo padrone aveva invitato la vedova più ricca di Milano, Cinzia detta la Squinzia, Meneghino ha confuso lo zucchero col sale, versando il primo nella zuppa e servendo quest’ultima in un vaso da notte; ha poi inavvertitamente versato da bere sulle parrucche degli invitati e, per farle asciugare, le ha messe al fuoco. Sbadato o dispettoso? Comunque Meneghino è bravissimo ad eludere le responsabilità ed a sdrammatizzare con una battuta. Gli Aquari si divertono un mondo a travestirsi e, in un modo o nell’altro, al Carnevale non rinunciano inventando qualsiasi mascheramento creato da con un nonnulla.
Meneghino

Pesci
Riso, Carnevale, Feste, nella tradizione popolare medioevale: la maschera è il più vivo simbolo della cultura popolare dove la rappresentazione carnevalesca era considerata la festa dei pazzi, vi si rappresentavano anche i misteri; gli eccessi da cui era accompagnata avevano un carattere essenzialmente parodistico, il tutto si svolgeva secondo un ritmo frenetico ed i personaggi spesso appartenevano al mondo degli stolti e dei folli. La maschera triste del pallido Pierrot, molto nota in Francia è, in realtà di origine italiana, il suo nome originale era Pedrolino, poi, dopo il grande successo ottenuto in Francia, prese le sue attuali connotazioni di tristezza pur restando profondamente legato al suo personaggio originario, confusionario e fanfarone. Egli porta, sempre, stancamente un mandolino, ad indicare il suo amore per la musica, ma in realtà è troppo pigro per suonarlo e, quando lo fa, le sue melodie sono malinconiche e struggenti, passa con facilità estrema dal riso al pianto e, nella versione francese, è sempre accompagnato dalla sua Pierrette, la sua stessa versione al femminile che, nella commedia è la sua fedele compagna. Nella versione italiana era un tipo più esuberante, nella trasformazione ha assunto un carattere più crepuscolare e lunare dai tratti insoliti e suggestivi. E’ pigro e sognatore, eternamente innamorato senza fortuna, non è uno sciocco ma agisce come se lo fosse, non è bugiardo ma si ostina spesso a negare l’evidenza, è un personaggio un po’ strano, fondamentalmente buono, capace di grande generosità e di inaspettati slanci, ma è anche ingenuo e un po’ goffo e si comporta in modo illogico e spesso inopportuno. E’ un incorreggibile sognatore solo e malinconico, affida al suo canto le proprie pene mentre il collega Arlecchino si burla di lui. Anticamente il costume aveva al collo una gorgiera increspata ed un largo cappello, più di recente indossa una casacca, larghi pantaloni ed in testa una calotta. Questa maschera calza al tipo Pesci come un guanto, ci sono però molte altre alternative, realizzabili con un pizzico di fantasia: personaggi da guerre stellari, l’alga marina, l’astronauta e…il pesce, con pinne, maschera e labbroni dipinti.
Pierrot